Così è nato Lapilli in Viaggio
Ho scelto di restare
Ci ho pensato tante volte.
Andare via.
Fare la valigia.
Non perché non amassi questa terra, ma perché mi avevano insegnato che
per crescere bisogna partire.
Poi ho capito una cosa: non volevo scappare, volevo costruire.
E così ho scelto di restare in Sicilia.
Non per comodità, ma per identità.
Ho lavorato per anni ai sogni degli altri
Sono stata dipendente
Brava, precisa, affidabile.
Anni dignitosi, pieni di lavori "buoni", di quelli che sulla carta dovrebbero farti sentire a sicuro. Ruoli seri,
colleghi corretti. Tutto al posto giusto.
Tranne me.
Adattare il tono per non risultare scomoda, smussare le idee per farle entrare in schemi già decisi.
Non era infelicità, sarebbe stato più semplice riconoscerla.
Era una sottile distanza da me stessa.
E sempre sentivo di dover trovare uno spazio in cui la mia voce non dovesse chiedere permesso.
Essere donna, madre e anche imprenditrice...( guarda che ambiziosa)
Nessuno racconta cosa significa davvero voler dar vita a qualcosa quando hai due lavori, due figli una casa
da tenere insieme e mille responsabilità invisibili.
Significa formarti mentre l'acqua della pasta bolle e tuo figlio decide che non è proprio il momento giusto per
lo svezzamento.
Significa scrivere idee sul telefono nel parcheggio della scuola.
Significa lavorare quando tutti dormono e tu finalmente puoi ascoltare i tuoi pensieri.
Significa sentirsi in colpa. Spesso.
Ma continuare lo stesso.
La Spagna: un amore che mi ha cambiato lo sguardo
Amo la Spagna.
Ma non solo per i colori, il mare o l'architettura.
Amo il loro modo di vivere.
Amo le piazze piene anche nei giorni feriali.
Le persone che si incontrano senza fretta.
Il valore sacro del tempo condiviso.
Il lavoro che non divora la vita, ma le lascia spazio.
Ogni volta che torno da lì mi porto dietro una domanda:
perché non può essere così anche qui?
Perché anche noi, terra mediterranea, calda e accogliente, abbiamo dimenticato la leggerezza dello stare
insieme?
Io sogno una Sicilia capace di rallentare senza fermarsi,
di lavorare senza smettere di vivere,
di creare senza rinunciare alla gioia quotidiana.
Così è nato Lapilli in Viaggio
Non da un business plan perfetto.
Ma da una domanda semplice: E se iniziassimo a raccontare davvero questa terra?
Non quella da cartolina.
Quella viva.
Quella che resiste.
Quella fatta di mani, storie, tradizioni e silenzi pieni di memoria.
Lapilli in Viaggio è il mio modo di restituire voce ai luoghi.
È turismo esperienziale, sì.
Ma è anche ascolto, lentezza, incontro.
Perché i territori non si visitano: si attraversano con rispetto.
Lo scetticismo degli altri (e la mia testardaggine)
"Bella idea… ma funzionerà qui?"
Questa frase l'ho sentita così tante volte che potrei stamparla sulle magliette.
All'inizio feriva.
Adesso mi fa sorridere.
Perché ho capito che spesso il limite non è il luogo in cui vivi.
Sono i confini che gli altri hanno accettato.
Io no.
Non voglio solo raccontare storie
Sogno che Lapilli in Viaggio diventi, con il tempo, un ponte:
tra donne e obiettivi,
tra desideri e azioni,
tra paura e primo passo.
Vorrei che chi parte con noi torni a casa con qualcosa in più:
una domanda nuova, una consapevolezza inattesa, o semplicemente il coraggio di provarci.
Restare è stata la mia partenza
Ho scelto di restare.
E restando, mi sono messa in cammino.
E io sto imparando, passo dopo passo, che anche dalla polvere nera dei lapilli possono nascere strade, sogni
e futuri ostinatamente luminosi.
